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Regime forfettario 2026: requisiti, limiti e quanto si paga

Di Fabio Cavalieri · aggiornato al 10 ottobre 2026

Il regime forfettario è il regime fiscale più usato da chi apre la partita IVA in Italia: nel 2025 lo ha scelto quasi una nuova partita IVA su due. Ecco le regole in vigore nel 2026, spiegate in modo semplice.

Chi può usarlo nel 2026

L'elenco riassume i requisiti principali e non è completo: nei casi particolari chiedi a un CAF.

Se durante l'anno superi i 100.000 euro, esci dal forfettario subito e applichi l'IVA dalle operazioni che hanno fatto superare la soglia. Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, esci dall'anno successivo.

Quanto si paga: 5% o 15%

Al posto di IRPEF e addizionali paghi un'unica imposta sostitutiva del 15%. Per i primi 5 anni scende al 5% se:

Il coefficiente di redditività

L'imposta e i contributi non si calcolano su tutto quello che incassi, ma su una parte stabilita dalla legge in base al tuo codice ATECO: il coefficiente di redditività. Per esempio è il 78% per molte attività professionali, il 67% per programmazione informatica e diversi servizi, l'86% per le costruzioni, il 40% per gran parte del commercio e della ristorazione. Con i nuovi codici ATECO 2025 i coefficienti si ricavano, in via transitoria, dalla tabella di legge attraverso la corrispondenza con i codici precedenti.

Esempio: incassi 30.000 euro con coefficiente 67%. Il reddito è 20.100 euro. Da questo togli i contributi INPS che hai versato nell'anno e sul resto paghi il 5% o il 15%.

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Domande frequenti

Il regime forfettario conviene sempre?

Conviene quasi sempre a chi inizia e ha poche spese. Se le spese reali sono più alte di quelle riconosciute dal coefficiente, il regime ordinario può convenire: fai due conti prima di scegliere.

Come si sceglie il forfettario?

Barrando la casella del regime agevolato nel modello AA9/12 (o nella Comunicazione Unica per le imprese) quando apri la partita IVA.

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