Regime forfettario 2026: requisiti, limiti e quanto si paga
Il regime forfettario è il regime fiscale più usato da chi apre la partita IVA in Italia: nel 2025 lo ha scelto quasi una nuova partita IVA su due. Ecco le regole in vigore nel 2026, spiegate in modo semplice.
Chi può usarlo nel 2026
- Nell'anno precedente hai incassato non più di 85.000 euro di ricavi o compensi.
- I tuoi redditi da lavoro dipendente o da pensione dell'anno precedente non superano 35.000 euro (limite valido per il 2025 e il 2026). Se il rapporto di lavoro dipendente è cessato e nell'anno non hai altri redditi da lavoro dipendente, il limite non si applica.
- Nell'anno precedente non hai speso più di 20.000 euro lordi per dipendenti e collaboratori.
- Non lavori soprattutto per il tuo datore di lavoro attuale o dei due anni precedenti.
- Non hai partecipazioni in società di persone o associazioni professionali, né controlli SRL che svolgono attività riconducibili alla tua.
- Non usi regimi speciali IVA e sei residente in Italia (o in un Paese UE/SEE producendo in Italia almeno il 75% del reddito).
L'elenco riassume i requisiti principali e non è completo: nei casi particolari chiedi a un CAF.
Se durante l'anno superi i 100.000 euro, esci dal forfettario subito e applichi l'IVA dalle operazioni che hanno fatto superare la soglia. Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, esci dall'anno successivo.
Quanto si paga: 5% o 15%
Al posto di IRPEF e addizionali paghi un'unica imposta sostitutiva del 15%. Per i primi 5 anni scende al 5% se:
- nei 3 anni precedenti non hai svolto attività d'impresa o di lavoro autonomo;
- la nuova attività non è la semplice prosecuzione di un lavoro che facevi da dipendente (salvo il periodo di pratica obbligatoria per una professione);
- se prosegui un'attività di altri, i ricavi dell'anno precedente rispettano il limite del forfettario.
Il coefficiente di redditività
L'imposta e i contributi non si calcolano su tutto quello che incassi, ma su una parte stabilita dalla legge in base al tuo codice ATECO: il coefficiente di redditività. Per esempio è il 78% per molte attività professionali, il 67% per programmazione informatica e diversi servizi, l'86% per le costruzioni, il 40% per gran parte del commercio e della ristorazione. Con i nuovi codici ATECO 2025 i coefficienti si ricavano, in via transitoria, dalla tabella di legge attraverso la corrispondenza con i codici precedenti.
Contributi INPS
- Libero professionista senza cassa: Gestione Separata, 26,07% del reddito nel 2026, senza minimi fissi.
- Artigiani e commercianti: contributo minimo annuo 2026 di 4.521,36 euro (artigiani) e 4.611,64 euro (commercianti), più una quota sul reddito oltre 18.808 euro. Nel forfettario si può chiedere la riduzione del 35%.
Fatture, IVA e bollo
- In fattura non applichi l'IVA e indichi la dicitura del regime forfettario.
- La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024, salvo le prestazioni sanitarie verso privati, che seguono regole proprie.
- Sulle fatture oltre 77,47 euro va la marca da bollo di 2 euro, assolta in modo virtuale.
- Non puoi scaricare i costi uno per uno: il coefficiente li considera già in modo forfettario.
Domande frequenti
Il regime forfettario conviene sempre?
Conviene quasi sempre a chi inizia e ha poche spese. Se le spese reali sono più alte di quelle riconosciute dal coefficiente, il regime ordinario può convenire: fai due conti prima di scegliere.
Come si sceglie il forfettario?
Barrando la casella del regime agevolato nel modello AA9/12 (o nella Comunicazione Unica per le imprese) quando apri la partita IVA.